Polizza vita: è bene precisare con esattezza i beneficiari eredi

La polizza vita rappresenta una garanzia per i nostri familiari fatta attraverso un investimento, più o meno oneroso, che serve a tutela in caso di incidente. La polizza vita costituisce un lascito sicuramente interessante dal punto di vista fiscale. Il “montepremi” erogato dalla compagnia di assicurazione, infatti:

  • non sconta l’imposta di successione,
  • non è pignorabile né sequestrabile,
  • in corso di rapporto i beneficiari possono comunque essere sempre modificati o revocati
  • il contraente può riscattare la polizza prima del fatidico “evento incerto nel quando, ma sicuro nel se”.

Se la polizza è fatta con l’intento preciso di lasciare un gruzzolo ai familiari, in ogni caso è meglio prestare grande attenzione alle parole che si utilizzano per stabilire “secondo volontà” le quote da assegnare agli eredi.

Eredi Legittimi e beneficiari

Nella prassi la designazione è particolarmente importante e, a seconda dei casi, può far insorgere dubbi interpretativi, anche con riguardo al momento in cui viene effettuata. Il beneficiario di una polizza vita viene individuato, normalmente, al momento della stipula dell’assicurazione, ma può anche essere designato in un momento successivo dall’assicurato purché lo comunichi per iscritto alla compagnia assicuratrice oppure all’interno del testamento ai sensi dell’articolo 1920 comma 2 del Codice Civile.

La polizza vita può essere a favore di un beneficiario specifico oppure genericamente agli eredi. Qualora nella polizza sia indicato “eredi legittimi” o semplicemente “eredi” quali beneficiari, bisogna prestare particolare attenzione alla liquidazione dell’indennità in quanto non sempre è chiaro se, agli eredi, si debba versare in parti eguali o in base alle quote di eredità. In merito si è pronunciata la Corte di Legittimità con sentenza n. 19210 del 2015 a favore della seconda deduzione: nel caso in cui il contraente abbia designato gli eredi legittimi in qualità di beneficiari della polizza vita, la ripartizione deve necessariamente essere effettuata in base alle quote fissate dalle regole del Codice Civile. Ciò significa che la compagnia assicuratrice dovrà necessariamente liquidare l’indennità rispettando le quote assegnate a ciascun erede, come risulta da atto notorio o dichiarazione sostitutiva di atto notorio.

Per comprendere la portata delle conseguenze dei due diversi orientamenti è sufficiente un esempio: nel caso di una famiglia composta da due genitori e tre figli, se uno dei genitori stipula una polizza vita con beneficiari gli “eredi legittimi” e poi muore lasciando un’indennità di 100mila euro: 

– in base alla prima interpretazione ciascun erede avrà diritto a una quota di 25mila euro

– in base alla seconda interpretazione invece, il genitore superstite avrà diritto a 33.333 euro e i figli a 22.222 euro ciascuno.

Il contrasto interpretativo ha anche altre conseguenze: per la prima interpretazione, infatti, il beneficiario conserva il diritto all’indennità della polizza, ovviamente pro quota, anche se rinuncia all’eredità. Per la seconda tesi, invece, rinunciare all’eredità significa rinunciare anche all’indennità.

La questione è stata posta all’esame delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione. Nelle more della decisione, che costituirà un principio di diritto per le future interpretazioni, per evitare qualsiasi problema meglio definire con precisione all’atto della stipula della polizza sia i beneficiari che le rispettive quote.

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